Estate, tempo di bibite e bevande fresche e frizzantine,…ma naturali e sane: il kombucha!   Leave a comment

kombucha visto di profilo

Ormai già da qualche anno nella mia famiglia abbiamo un gradito ospite fisso, il Kombucha, chiamato anche “fungo russo” o “fungo cinese” o “fungo miracoloso”, insomma con tanti altri nomi, mentre in pratica si tratta di una sostanza gelatinosa vivente simile alla cosiddetta “mara” dell’aceto, composta da lieviti e batteri vari simbioticamente agenti e non patogeni, che acquisisce e si nutre dello zucchero con cui abbiamo dolcificato il the, trasformando il complesso zucchero-thè in una bevanda dalle innumerevoli e sperimentate ottime qualità salutistiche e naturali tra cui provate attività anti-candida, anti acne giovanile, antiossidante e drenante etc. etc., ma soprattutto bevanda piacevolmente acidula a frizzantina piena di sali minerali, veramente dissetante soprattutto se consumata fredda d’estate, meglio di una birra e/o di qualsiasi altra bevanda gasata industriale piena di zuccheri raffinati che alla fine ci costringono a bere ancor di più.
Qualche parola sulla sua storia intanto: il Kombucha è conosciuto e utilizzato in Oriente sin dall’antichità più lontana e poi si è diffuso in Europa attraverso il largo e consuetudinario utilizzo alimentare e salutistico che ne facevano in Russia e in Ucraina dove veniva chiamato chayniy grib, (чайный гриб – “fungo del the”).
La sua preparazione è semplice, basta fare un po’ di attenzione alle varie fasi, e soprattutto ….”amarlo”!
Una volta ottenuto anche come regalo il Kombucha, che in alcune parti del mondo è anche in vendita già come pronta bevanda  all’utilizzo, si inizia usualmente preparando 2 litri di tè, possibilmente tè verde biologico (naturalmente anche altri tipi di the possono anche andar bene pur contenendo meno catecolamine e antiossidanti del tè verde) in infusione post (quasi) bollitura circa per ogni litro 5/6 grammi o 4/5 bustine per 15 minuti, tolte queste si zucchera (gr.70 X litro), si mescola affinchè lo zucchero venga completamente disciolto e si lascia raffreddare sino a che il tè non arrivi a temperatura ambiente. A questo punto si versa il the possibilmente in un contenitore in vetro o acciaio e vi si adagia il Kombucha: mi raccomando la temperatura del the non deve essere calda e nemmeno tiepida! Si copre possibilmente il contenitore con un tessuto protettivo naturale che lasci passare ossigeno e si lascia così il preparato indicativamente per 8, 12 giorni  in quanto più alta è la temperatura ambientale, più sarà veloce la fermentazione: a questo punto la bevanda si imbottiglia ricominciando il ciclo daccapo per una nuova bevanda. Ricordarsi di lasciare sempre un pochino del liquido di partenza per il fungo durante il periodo di latenza, ovvero finchè non viene preparato il nuovo tè: se il fungo viene lasciato così può durare qualche giorno, ma dopo più di 2 o 3 giorni può morire! E’ consigliabile lasciar chiusa la bottiglia ancora per un  paio di giorni in modo che i lieviti presenti fermentino ancora un po’ lasciando la bibita leggermente e piacevolmente frizzantina (nel Veneto esiste un giovane vinello frizzantino chiamato “torbolino” che può benissimo esser preso a paragone di questa ottima e naturale bibita).
Il kombucha si riproduce a strati e prende la forma del contenitore in cui è immerso, anzi in cui usualmente galleggia mostrando la sua parte esposta, e dopo un po’ funge come da tappo sull’intera superficie del contenitore. Quando inizia a essere troppo grande lo spessore stratificato, lo si può scindere regalandone una parte in segno usuale d’amicizia e così via. E ora buona bevuta!!! Ottimo la mattina a stomaco vuoto, perchè i batteri contenuti nel kombucha sono anche simbiotici e colonizzatori del nostro intestino aumentando in generale le capacità immunitarie dell’organismo: sperimentato!

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