Alimentazione e vita emotiva: iniziamo dai neonati   2 comments

Ultimamente vi sono stati notevoli studi psicologici sull’interrelazione tra cibo e vita psico-emotiva  che hanno condotto a delle risultanti che in qualche modo modificano alcune concezioni sull’alimentazione in genere, ed in particolare sulla condotta dietetica nel genere umano sia in alcuni malati, sia sull’interpretazione dei loro disturbi.

Lungi dall’addentrarmi in maniera specifica su tali disturbi e sulle malattie definite anche dai vari DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) dei disturbi alimentari conclamati come anoressia, bulimia etc. etc., visti anche i miei precedenti studi ed esami sostenuti in Psicologia dell’età evolutiva, mi interessa farne un resoconto per avere una panoramica generica ed iniziale sulle relazioni tra cibo ed essere umano che partono dalle prime esperienze che fa un neonato e che sono sostanzialmente due ovvero il mangiare ed il dormire.

E’ senz’altro l’esperienza del mangiare e del significato che assume in un essere neonato, che penso sia qui importante focalizzare l’attenzione, in quanto attraverso essa il neonato non solo soddisfa il bisogno sostanziale ancora indifferenziato che per vivere e crescere bisogna nutrirsi, ma anche attraverso questa esperienza  e di come e con quali modalità sarà soddisfatto il suo io egocentrico ed ancora indistinto, ricaverà quella sensazione di sicurezza dalla quale dipenderà se, per tutto il resto della sua vita, assocerà un senso di piacere al soddisfacimento dei suoi bisogni alimentari.

L’allattamento è un momento fondamentale, il primo incontro con la madre, primo persona importante e significativa della sua vita, e con questo allattamento iniziano anche le prime sensazioni ed esperienze emotive importanti della sua vita ovvero desiderio, voglia, gradimento, piacere oppure sofferenza, inquietudine, ostilità, rabbia, angoscia, frustrazione, insomma  tutte quelle emozioni che poi si rifletteranno ed avranno ripercussioni nel futuro.

Nella madre che offre con amore e premura il nutrimento il neonato identificherà l’”oggetto buono”, quel “tramite” che costruirà nel suo io quel senso di fiducia, di sicurezza e quella sensazione di sentirsi desiderato e amato, mentre alla madre che già aveva mal accettato il suo stato di gravidanza o che per altri motivi contingenti o stati d’animo negativi si accinge con malavoglia all’atto dell’allattamento abbinerà viceversa l’”oggetto cattivo” che potrà suscitare nel neonato un senso di abbandono, di antipatia e di frustrazione: ne consegue che l’essere alimentato e l’essere amato costituiscono forse la più intima congiunzione nella sfera dell’esperienza, e tale identificazione simbolica tra cibo e affetto avrà la sua prima e più importante espressione sin dalla più tenera età.

C’è da dire che il neonato fino quasi ai due anni di vita ancora non distingue il suo io, se stesso, dall’altro, ovvero dalla madre, per cui quasi pretende che i suoi bisogni alimentari siano soddisfatti quando appena inizino a manifestarsi, vi è quindi una forma di egocentrismo arcaico che è opportuno tener presente per la successiva fase di strutturazione di un io indipendente e socializzante.

 L’allattamento attraverso la suzione dà luogo ad un incorporamento che già da se placa l’ansia e l’inquietudine di un neonato, e questo è un fenomeno estremamente evidente di cui tutti noi genitori siamo stati spettatori e gestori in più di qualche occasione: la fame è la prima tensione emotiva che prova un neonato e  questa ovviamente viene placata con l’assunzione del cibo che diventa la sua prima conquista, il suo primo possesso, anche qui da saper gestire da parte della mamma e dei genitori in genere: il mio personale consiglio è di, ovviamente con gradualità nel tempo, non cedere immediatamente alle prime avvisaglie e richieste del bambino, ma di lasciar sempre intercorrere qualche minuto, e dico minuto, non ore; è il primo atto educativo verso il riconoscimento dell’altro, la comprensione delle esigenze altrui, che fra l’altro può essere di stimolo ad un cercare di variare i comportamenti di richiesta da parte del neonato, con ovvie ripercussioni positive sul suo ulteriore sviluppo cognitivo differenziandolo!

Queste prime percezioni ed impressioni psichiche potranno maturare nell’infanzia dando luogo ai comportamenti ed agli atteggiamenti del bambino verso il cibo e non solo, in quanto la libido che da neonato mira a soddisfare pulsioni parziali e irruente di base, come il nutrimento, poi mirerà a soddisfare la pulsione sessuale dell’individuo, le pulsioni per la sopravvivenza e anche altre più evolute e integrate emotivamente a seconda dell’ambiente in cui si svilupperà l’individuo.

Quindi man mano che l’infante cresce si svilupperà anche la sua personalità più o meno indipendente e qui il ruolo dei genitori se sarà costrittivo nel cibo, tipo “devi mangiare questo che ti fa bene” oppure “devi mangiare tutto che sennò non cresci” etc. etc. potrà provocare nell’individuo sia un senso di dubbio verso l’amore dei genitori, sia un senso d’insicurezza che poi si potrà tradurre con l’associare al cibo ricordi più o meno sgradevoli: a questo punto ai vari cibi in questione potranno venire assegnati o significati di sostanza benefica e piacevole o saranno assimilati a elementi di repulsione e di protesta, con conseguenze che potranno essere drammaticamente vissute dall’individuo, con gravi ricadute sulla salute fisica e mentale stessa.

Per il momento con queste considerazioni chiudo qui ripromettendomi di approfondire ulteriormente il lato delle interconnessioni tra ambiente in cui si vive e psicologia e simbolismo del cibo.

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2 risposte a “Alimentazione e vita emotiva: iniziamo dai neonati

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  1. Pingback: Sui rapporti emotivi e simbolici con il cibo « Il Naturopata consiglia

  2. hi, Mi piace il tuo post, grazie per la condivisione, è essere utile per me, so che sono a dieta di ricerca diet programs

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