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La pannicolopatia edematofibrosclerotica (cosiddetta cellulite) vista da un Naturopata

Stimolato dall’articolo estremamente preciso e circostanziato dell’amico diet coach Giulio Maria Coniglio (La cellulite questa sconosciuta?) con cui collaboro da anni nel campo della promozione di corretti stili di vita, mi accingo in questo post ad aggiungere qualcosa sul tema della cosiddetta cellulite chiamata scientificamente pannicolopatia edematofibrosclerotica, il che è tutto dire per definire questa che può considerarsi un’ autentica patologia causata da errati stili di vita in questa società moderna dell’abbondanza e della ricerca di una perfezione estetica quasi puramente formale. Si tratta di una debolezza del tessuto connettivo, fenomeno assurto alla moda in tempi moderni e recenti,  in quanto in epoche precedenti non si attribuiva affatto a questo accumulo di tessuto adiposo  un valore patologico, bensì un dato appartenente alla normale fisiologia (soprattutto) femminile di cui quasi costituiva canone di bellezza. Collegato al sovrappeso e poi in gradi maggiori anche all’obesità, a livello archetipicamente femminile la “cellulite”, il tessuto molle adiposo, rispecchiano la cedevolezza, il lasciarsi andare intimo proprio di un certo modo di vivere archetipicamente muliebre portato all’accumulo di materia e di pienezza, status simbol propri di abbondanza e di ricchezza. Al contrario in un certo senso il voler contrastare la cellulite che abbisogna di una perdita di peso, perdita di materia, del non arrendersi, del muoversi per tonificarsi,  implica il voler partecipare attivamente alla vita sia fisicamnete che mentalmente, in maniera archetipicamente più maschile. Come anche ricordato nel post di Giulio la pannicolopatiaedematofibrosclerotica può avere diverse cause eziopatogenetiche: disturbi circolatori, stati infiammatori, insufficiente attività degli organi emuntori, problematiche ormonali e costituzionali (iperpancreatismo, anabolismo), stress psico emozionale, vita sedentaria, abuso di farmaci (vedi cortisone e contracettivi) ed errori dietetici. La cellulite in sè non è una infiammazione vera e propria, ma un accumulo di tossine nel tessuto connettivale (o interstiziale che dir si voglia) con adiposità localizzata da cui deriva una modificazione della composizione e della struttura del medesimo e delle struture adiacenti ovvero delle cellule adipose (cellule che hanno sia funzione protettiva che di resistenza alla pressione e di accumulo di ingenti riserve nutritive di cui si avrebbe un continuo e rapido turn over), dei vasi sanguigni e linfatici (dediti al trasporto e allo scambio di ossigeno, materiale nutritizio, cataboliti, acqua) e del sistema nervoso che controlla questi vasi. A prescindere da questa analisi archetipale e da questo quadro di riferimento, la PEFS è soprattutto una disfunzione del microcircolo sanguigno e linfatico, dovuto all’intasamento della pelle successivo all’intasamento del fegato, in quanto il fegato immette nella circolazione sanguigna i prodotti del suo metabolismo lipidico: oltre il 90% dei grassi si deposita nel tessuto adiposo, ed il digiuno, il diabete, la gravidanza e una dieta tropppo ricca di grassi e continuata provocano un eccessivo accumulo di grassi per cui, specie nell’età adulta si può assistere a forme di obesità prevalentemente ipertrofica cioè maggior volume degli adipociti con conseguenti destabilizzazioni dei tessuti circostanti (aggregazione eritrocitaria, fanghiglia, sludge etc. etc.) come già precedentemente menzionato, il tutto condito con un diminuito apporto di ossigeno. Il fegato e la pelle sono 2 organi emuntori e la pelle vicaria ciò che il fegato non è più in grado di filtrare, per cui se anche la pelle non butta fuori tutte le sostanze di rifiuto cellulare (cataboliti) e le tossine, le mette in “dispensa” nelle fibre reticolari attorno agli adipociti impacchettandole sempre più e questi rifiuti rimangono lì perchè il gioco pressorio del microcircolo regolato dalla legge di Starling non funziona più. In parole più semplici l’interstizio periferico dove avvengono gli scambi di materie nutritizie, di rifiuti cellulari e di acqua trasmessi via sangue tra arterie, vene e sistema linfatico viene intasato, si formano delle grosse molecole (macromolecole) composte da acqua e da mucopolisaccardi che non riescono più a entrare più nel circolo venoso e linfatico per essere successivamente eliminate: qui si formano anche o gli edemi dovuti al fatto che anche gli eritrociti (i globuli rossi) in questa situazuione di ingolfamento si accavallano rendendo la circolazione sanguigna più lenta e problematica, o i cosiddetti shunt artero-venosi perchè il sangue deve fluire ugualmente per cui la corrente sanguigna va a bucare venule più distali provocando minispasmi nervosi e quindi interessando anche il Sistema nervoso: tutto è interconnesso! Aldilà della corretta diagnosi dei 4 stadi evolutivi della PEFS che dobbiamo saper riconoscere anche con semplici pinch test e con l’esame visivo sia in posizione eretta che supina, in generale possiamo partire dalla considerazione che la PEFS è una microangiopatia, ma dobbiamo valutare che tutte le alterazioni sempre nascono dall’insieme del particolare individuo che ci troviamo di fronte e i trattamenti in ogni caso debbono essere multidisciplinari e si basano principalmente su alimentazione, respirazione, movimento, drenaggio linfatico manuale (metodo Vodder), trattamento topico e fitoderivato (oli essenziali). All’alimentazione, oltre a quanto già illustrato da Giulio possiamo aggiungere l’utilizzo dell‘agar agar o Kanten come viene chiamato in Giappone il cui utilizzo nelle preparazioni alimentari è consueto sin dal 1.700, e può essere versatilmente utilizzato anche nelle nostre preparazioni culinarie: è ricavato da un’alga il gelidium cartilagineum ovvero l’alga rossa che lavora molto bene sul metabolismo dei grassi (l’industria utilizza tale alga e il suo principio attivo, rhodisterolo, anche proprio come crema o gel cosmetici preparati ad uso topico per obesità localizzate e quindi per le problematiche da me trattate). Per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua, non è consigliato di bere sempre e comunque tanto anche aldilà del fabbisogno giornaliero, in quanto l’acqua, proprio per le problematiche del microicircolo di cui si è dinanzi accennato (acqua che si lega ai mucopolisaccaridi), può anche ulteriormente aggravare la situazione PEFS: per le acque bisogna scegliere certamente acque ricche di sali minerali che interagiscano con l’intestino e con il fegato favorendone la funzionalità e non semplicemente acque oligominerali che il più delle volte sono solamente e puramente diuretiche, magari alternare i tipi di acqua può andare senz’altro meglio. C’è anche da dire che, essendo la pelle un organo vivente, dotato di proprie funzioni e attitudini, l’acqua può anche essere portata dall’esterno nel caso della PEFS per pulire gli interstizi, attraverso l’utilizzo di un liquido fisiotonico ipotonico che entri nelle membrane semipermeabili della pelle (al massimo al 4 x 1000, dato che la pelle ha una salinità del 6×1000), e questo fa parte del trattamento topico di lavaggio e “sciacquo” alternato all’utilizzo di oli essenziali in particolare di una associazione di menta, alloro, rosmarino, origano e cannella (applicazioni locali attraverso oli diffusi nel bagno del pediluvio preferibilmente mattutino per esempio) che scaldano e fanno bruciare i cataboliti e fanno sfruttare bene l’ossigeno a disposizione per ossidarli e poi eliminarli attraverso il lavaggio summenzionato: l’alternanza di queste 2 azioni non invasive permette se associato a regimi dietetici generalmente ipolipidici, ipoproteici e ricchi in carboidrati integrali, non raffinati e a fibre vegetali, oltre naturalmente ad un costante impegno ginnico e respiratorio (aerobico moderato in ambienti possibilmente  molto ossigenanti e non umidi!), a ridurre e ridimensionare gli inestetismi prodotti dalla PEFS. Aggiungo che nel ciclo circadiano i momenti più propizi di idratazione della pella per coadiuvare al lavaggio e il trasporto dei cataboliti sono tra le 7 e le 8, dalle 14 alle 15, e tra le 21 e le 22. Henry Bernard inquadrò la PEFS in una cornice di reticoloendoteliosi cronica (diatesi sicotica)caratterizzata dall’invecchiamento dell’organismo per diminuzioni delle eliminazioni centrifughe. Se si vogliono eliminare gli inestetismi provocati dalla PEFS lo si può fare anche attraverso la liposuzione, tenendo però conto che oltre agli adipiociti si portano via anche vasi sanguigni, linfatici e venosi e che quindi il problema se non si seguono norme di elementare e cosciente igiene alimentare e di stili di vita appropriati le problematiche si potranno a tempi brevi ripresentare: ogni inestetismo è sintomo e segnale di qualcosa come abbiamo accennato all’inizio; si può tenere sotto controllo un problema e conviverci, non risolvere un modo di essere!

Venere di Willendorf

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pubblicato 9 gennaio 2012 da Vito Simi de Burgis

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