Rapporti emotivi e simbolici con il cibo   Leave a comment

bicchiere di latte

A corollario del mio precedente articolo sulla psicologia del cibo (https://vitosideb.wordpress.com/2012/01/16/alimentazione-e-vita-emotiva-iniziamo-dai-neonati/) :

durante la crescita  sin da bambino l’individuo assegna al cibo significati e valori differenti condizionati e influenzati anche dall’ambiente in cui vive, atteggiamenti e comportamenti verso i cibi e l’alimentazione che poi si ripercuotono e si stabilizzano nell’età adulta influendo sulle scelte alimentari e sul modo di vivere dell’individuo in questione, dando luogo spesso a compensazioni non sempre salutari.

Fattori influenzanti, oltre a quelli ambientali, come condizionamenti dovuti a pratiche religiose, a tradizioni proprie di quei luoghi in cui si vive, alla disponibilità dei cibi geograficamente intesa, alla pubblicità e alle mode stesse e all’ambiente ed educazione scolastica e familiare impartita, sono anche quei valori che individualmente attribuiamo ai cibi attraverso i nostri propri gusti personali, il proprio vissuto e le proprie esperienze.

Ciascun individuo ha come propria consapevolezza che il cibo possiede la qualità intrinseca di placare la fame o, meglio, l’appetito, ma il più delle volte egli non sa che tale specifico cibo nella vita ha la capacità di rivelare anche i suoi più intimi bisogni psicologici e le risposte agli stress della  propria vita: in alcune situazioni di tensione, di ansietà,  emergono desideri e golosità varie come tentativo di riempire quella sensazione di vuoto che l’ansietà stessa ci causa e ci produce.

Molte volte rispondiamo a un’emozione o a una situazione di vita mangiando quel determinato cibo che “pensiamo” o sentiamo adatto a quel momento, oppure al contrario manifestiamo un’avversione verso un cibo che invece usualmente consumiamo con piacere.

Nell’essere umano, a differenza di tutte le altre specie di animali che hanno già certezze predeterminate geneticamente  verso la scelta dei cibi, non vivendo alcun dubbio di sorta se carnivori o erbivori, si concretizza dunque una speciale neofobia e neofilia nell’alimentazione, cioè  rifiuto o amore verso determinati cibi,  che a volte  rende difficile e complicato il compito di gestire le scelte per la nostra alimentazione specie se inserito in un più ampio quadro di riferimento: il cosiddetto “dilemma dell’onnivoro” descritto da Rozin e Pollan.

Aldilà delle scelte più o meno razionalistiche che poi ogni individuo compie rispetto alla propria alimentazione, alcuni studiosi hanno cercato di fare una classificazione emotiva tra i vari cibi e li hanno distinti in categorie che grossolanamente cito e che comunque riguardano più che altro il mondo Occidentale:

  • Cibi che provocano effetti di sicurezza e rassicurazione emotiva: soprattutto il latte, i suoi derivati e pane e cereali;
  • Cibi che danno sensazioni di potere, di forza, di vigore, energizzanti e con ancestrali virtù magico-feticistiche: soprattutto carne cruda o cotta al sangue come bistecche e cacciagione;
  • Cibi collegati a sensazioni di ricompensa e/o di svago: cioccolata, caramelle e dolciumi in genere, ma anche stuzzichini e patatine;
  • Cibi associati a rituali e convivialità: caffè, the, ma anche il bere assieme vino e liquori;
  • Cibi dotati di qualità di status symbol, esibizionistici: caviale, tartufi, ostriche e preparazioni esotiche e ricercate;
  • Cibi a cui specie da bambini si iniziano a dare significati di disgusto e/o di non piacevolezza e comodità nell’assunzione: verdure, insalata, ma anche la pellicola del latte, le carote,  il pesce per la difficoltà e la paura degli “spini” o l’odore;
  • Cibi che vengono intesi come purificanti, non di uso comune: quelli di gusto amaro in generale e tisane varie.

 Per concludere questo approfondimento sulle proprietà che psicologicamente vengono attribuite al cibo e attraverso il cibo a situazioni tipiche di vita, o anche a qualità riscontrabili empiricamente nei vari cibi, elencherò ora alcune frasi di uso comune e popolare che son simbolicamente attinenti al cibo ed al rapporto con esso, invitando i lettori di questo articolo ad aggiungerne altre di loro conoscenza e/o a commentare quelle qui menzionate:

Buono come il pane; non mi va giù; avere sale in zucca; è il sale della vita; poca carne e molti frutti mandan via malanni e lutti; riso e fagioli fan crescere i figlioli; dolce come il miele; mi resta sullo stomaco; è una peperina; una mela al giorno toglie il medico di torno( anche la mela di Biancaneve…!); ti mangerei di baci; latte e datteri fan cibo completo; un uovo appena nato vale un ducato; è  una notizia ghiotta; tutto fa brodo; il vino fa buon sangue; salvare capre e cavoli; c’entra come il cavolo a merenda; mangia aglio che non è uno sbaglio; le arance al mattino son oro in bocca, argento a mezzogiorno e piombo la sera; mangiare di mattino facilita il cammino; mangia come un re al mattino e come un mendicante la sera; gallina vecchia fa buon brodo; se non è zuppa è pan bagnato; omo de panza, omo de sostanza; tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino; l’appetito vien mangiando;…e per  finire…… defecatio matutina bona tamquam medicina; defecatio meridiana neque bona neque sana; defecatio vespertina ducit hominem ad ruinam; ma io dico: defecatio matutina bona est quam serotina soprattutto se agognata…!

pubblicato 25 gennaio 2012 da Vito Simi de Burgis

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